Mia madre Fey von Hassell (1919-2010)

Questa sera celebriamo l’ottantesimo compleanno di Fey von Hassell, Li, Mamà, moglie, madre, nonna, storica e scrittrice. Mi limitero’ a dire qualche parola su di lei come persona e come testimonio e attore di un continente in mutazione.

Come persona, Fey ha assunto un modus Vivendi nel senso ciceroniano di norma di vita basata su tre fattori:
Il primo fattore sono i tre precetti fondamentali del diritto romano (attribuiti a Ulpiano):
honeste vivere (vivere onestamente)
alterum non ledere (non recare danno agli altri)
suum cuique tribuere (dare a ciascuno il suo)
Il secondo fattore è la sua tolleranza per la debolezza dell’umanità e il suo rispetto per la priorità degli altri.
Il terzo fattore è una gran capacità di ridere e far ridere, anche in situazioni tragiche – un fattore fondamentale dell’amicizia.

Come ha fatto notare Karl Weber:
“Nie wird man so schnell bekannt und vertraut, als wenn man erst herzlich miteinander gelacht hat, und ich finde den Grund, dass Jugendfreundschaften bis ins greise Alter dauern, in diesem jugendlichen Frohsinn.”

Purtroppo, come disse qualcuno che non ricordo – divento vecchio anch’io – “Fino ad ora invecchiare è il solo modo di vivere a lungo.” Direi che cio’ valga la pena se la salute ci assiste e, come dicono I Cinesi, se ci è dato di vivere in tempi interessanti.

Questo è certo il caso di Mamà come testimonio della sua epoca: dall’ambasciata al carro bestiame, dal cavallo per far la spesa al micro-chip e al teleshopping (anche se preferisce pur sempre di andare a Pagnacco), dalla vita rurale in Friuli alla confusione della capitale romana, da una famiglia diplomatica a una famiglia dapprima stanziale e poi via via dispersa per il mondo, seppur con un punto d’incontro a Brazzà, dalla monarchia al fascismo e alla democrazia, dalla guerra alla pace.

I rovesci e le ingiustizie, come l’esecuzione del padre Ulrich e l’esperienza dei campi di concentramento sono stati vissuti con filosofia e fortezza. Cio’ vale anche per la perdita dei bambini. Fey spirito socratico? Si, a suo modo. Come Socrate, di fronte alle lamentele di Santippe che la sua condanna fosse ingiusta, la mamma pensando al padre giustiziato reagirebbe dicendo: “Avresti forse preferito che mio padre venisse condannato a ragion veduta piuttosto che innocente?”

La filosofia con cui ha vissuto l’opposizione a Hitler e il cosidetto KZ (campo di concentramento) è tutta contenuta in quell monumento umano e letterario che è la “Storia Incredibile”, alias “Niemals sich beugen”, o ancora “A mother’s War”. Mai e poi mai le è venuto in mente di ripetere l’invocazione di Geremia “Maledictus homo qui confidit in homine”, che Geremia aveva espresso alfine do esortare l’uomo a confidare in Dio.

Aspettiamo tutti – lo so – con impazienza il film dell’odissea di Fey – “I figli strappati” – in modo che la forza di carattere espressa nel suo opus magnum sia registrata in immagini viventi.

Questa forza Roberto ed io l’abbiamo conosciuta nell’educazione prussiana che abbiamo ricevuto fino alle sberle. Probabilmente in cuor suo, mentre ce le suonava, mamà pensava cio’ che il padre di Mark Twain espresse in simili circostanze dicendo a suo figlio: “Bricconcello, disgraziato! A me fa altrettanto male dartele che a te.” Per tutta risposta Mark Twain disse: “Yes, but it does not hurt in the same place!” Con Vivien fu più moderata, grazie agli insegnamenti educative (dubbiosi) del Dottor Spock. Col senno di poi, viste le afflizioni di cui la povera Vivien ha dovuto soffrire, era meglio cosi’.

Basta vedere la lista degli invitati questa sera per rendersi conto che Vivien è qui con noi.

Quoi qu’il en soit, è possible che sia grazie all’internamento e alle prospettive dell’annientamento che mamà ha Saputo accontentarsi di quanto la vita le offriva. Friedrich Kemperer ha espresso questo atteggiamento nel suo Nachlass cosi’:

“Eins ist mir klar zu jeder Frist:
Das Leben ist so, wie es ist;
Denn selbst, wenn’s würde anders sein,
Stimmt’s mit sich selber überein,
So dass man dann auch sagen müsst:
Das Leben ist so, wie es ist.”

Ma non possiamo parlare di Fey solo come persona – sulla quale mi sono limitato a dare qualche pennellata impressionistica. Dobbiamo anche vederla come personaggio storico, testimone e attore in un’Europa in mutazione – un personaggio né italiano, né tedesco ma europeo che ha sopportato indenne gli sballottamenti di un continente tormentato.

Jean Monnet ha ben descritto il tradizionale spirito europeo quando ha detto:

“Les Européens ont été agents de conquête et architectes de désastres” aggiungendo che “le conquiste furono il risultato di brillantezze individuali, mentre i disastri derivarono dall’incapacità dei governanti di accettare un destino commune e sormontare le divisioni intracontinentali.” Di cio’ ci sono innumerevoli esempi, come quello di Carlo V che disse di Francesco I: “Mio cugino e io siamo d’accordo: ambedue vogliamo Milano!”

Nonostante cio’, l’Europa esiste da lungo tempo. Come noto’ Ortega y Gasset, per i popoli europei vivere ha sempre significato muoversi e agire in uno spazio e un ambiente commune dove vivere insieme poteva prendere forme pacifiche o guerresche.

Purtroppo il più spesso ambizioni, finezze, pregiudizi e gelosie da parte dei nostri leader hanno finito per rendere per molto tempo endemica la guerra in Europa.

Il processo di unificazione European in atto dal 1950 ha permesso di incanalare queste ambizioni, fierezze, pregiudizi e gelosie, questo rendersi importanti, invece che verso imprese distruttive, verso piani, azioni e negoziati costruttivi. La differenza é importante. Le guerre finivano in un bagno di sangue. I negoziati invece finiscono con una pacca sulle spalle e un buon bicchiere di vino.

Perché cio’ è importante? Perché le guerre non sono un fenomeno del passato. Dal 1945 al 1990 si contano 160 guerre nazionali e civili in oltre 60 stati. Sulle oltre 2500 settimane del periodo post-bellico ce ne sono state solo tre esenti da guerre nel mondo.

Non dobbiamo quindi mai credere che la pace in Europa sia uno stato di fatto permanente, che I suoi obbiettivi morali siano sicuri e che il benessere sia garantito. Cio’ dipende da noi tutti.

Non dobbiamo sottovalutare l’inclinazione dell’uomo, né verso il bene, né verso il male – homo homini lupus. Dobbiamo renderci conto che le strutture della società in cui si vive possono avere un’influenza positiva o negativa sul nostro “libero arbitrio”.

Cosi’ è verosimile che Hitler, Stalin, Franco e Milosevic abbiano spinto molti europei a fare del male intraprendendo azioni distruttive di cui non si consideravano normalmente capaci. Per contro i padri fondatori dell’Europa – Adenauer, De Gasperi, Monnet, Don Sturzo, Schuman e Spaak – hanno permesso di creare le condizioni che hanno eliminato la bancarotta morale dell’Europa.

E cio’ a un costo di oltre dieci volte inferiore ai mille miliardi di dollari che gli stati del mondo spendono annualmente per la difesa e altre attività militari.

Certo che ci sono stati i resistenti in ambedue i casi. I resistenti al nazifascismo si chiamavano Beck, Hassell, Treschkow e Stauffenberg, la Passionaria in Spagna e i fratelli Rosselli e Spinelli in Italia. Quelli che hanno messo i bastoni tra le ruote all’integrazione europea si chiamavano De Gaulle, Thacher e Le Pen, per citarne solo alcuni.

Perché ho voluto terminare la mia ode a Fey parlando dell’Europa? Perché senza fare di più, ciascuno al suo livello, per completare l’opera d’integrazione del nostro continente, non possiamo avere la certezza che quello che è successo a mamà, alla sua famiglia e a moltissime altre famiglie europee non accada di nuovo: sfratto dalle case, separazione dalle famiglie, privazione di libertà civili e fisiche – in una parola: impedimenti alla condotta di una vita normale.

Assistiamo infatti alla rinascita di nazionalismi e xenophobia. “Il nazionalismo – come diceva Nicolai Berdiaeff – è “l’anticamera della guerra.” L’etnofobia è causa di introversione e persecuzione, vedi Bosnia. Profeti di odio e di catastrofi ce ne saranno sempre. Spetta a noi di renderci impermeabili e di renderli inoffensive.

Per questo è necessario lavorare nelle istituzioni europee come papa e io abbiamo fatto e facciamo. Ognuni di noi puo’ comunque dare il suo contributo a qualsiasi età attraverso la parola e lo scritto, l’educazione e l’istruzione, e tra l’altro l’apprendimento delle lingue straniere.

Quello di mamà è stato da tutti questi punti di vista esemplare. E’ per questo che oggi le ho portato un mazzo di fiori gialli e blu, i colori della bandiera europea in ringraziamento della sua opera di solidarietà.

Brindiamo in suo onore, in piedi ragazzi!

Corrado Pirzio Biroli

Filmografia sull’argomento: ”I figli strappati” miniserie televisiva in 2 parti prodotta da Rai Fiction, regia M.Spano, Italia, 2006; “Wir, Geiseln der SS” (Ostaggi delle SS sulle Alpi), documentario, regia C.Frey, Germania, 2015. Versioni inglese, italiano in rete