La ‘Teoria del Rischio’ e il Piano Tirpitz

La Teoria del Rischio

Le navi non erano più dipendenti dal vento e dalle condizioni atmosferiche. Le nazioni europee potevano esercitare il loro potere in zone remote del mondo in maniera di gran lunga più efficace rispetto al passato. Di fronte alla crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari e dalle esportazioni estere, nella seconda metà del XIX secolo tutte le grandi potenze industriali provarono a proteggere le loro esigenze in materia di commercio e trasporto cercando libertà di navigazione e conquiste territoriali. Cannoniere e flotte da battaglia guadagnarono un ruolo centrale nella politica mondiale. Le grandi potenze temevano l’autocrazia navale e la posizione dominante della Gran Bretagna. Il Kaiser Francesco Giuseppe d’Austria, lo Zar Nicola II di Russia e il Kaiser Guglielmo II di Germania sostennero i loro ministri della Marina – Montecuccoli, Grigorovich e Tirpitz – fornendo loro “il margine di manovra per realizzare i loro piani di espansione navale”.

L’ingegneria e la tecnologia marina avanzavano così rapidamente che pochi leader navali erano in grado di comprendere il significato di quel cambiamento per il pensiero strategico. Tirpitz fu uno di questi. Come lui, anche Churchill era un appassionato d’innovazione tecnica. Entrambi avevano sostituito l’incrociatore da battaglia con la nave da battaglia. Churchill spinse per l’introduzione delle super-Dreadnought (corazzate monocalibro alimentate a petrolio invece che a carbone), che permettevano una maggiore velocità e si rifornivano mediante autocisterne posizionate in mare. Siccome il petrolio era ottenibile solo all’estero, la Marina militare di Churchill acquisì prese il controllo nella Compagnia petrolifera anglo-persiana. Le navi di Churchill erano più veloci e migliori dal punto di vista degli armamenti, ma quelle di Tirpitz erano più robuste e precise dal punto di vista dell’artiglieria e della cocca.

Nel 1891 il Kaiser non aveva dubbi sul fatto che “il nostro futuro è in mare” e voleva una flotta, ma non sapeva di che tipo e con quale obiettivo strategico. Tirpitz si trasformò in architetto e primo promotore della “rivoluzione marittima” della Germania combinando la tecnologia militare con l’obiettivo politico di sostituire la pax britannica con un equilibrio mondiale di potenze navali. Riteneva che la principale minaccia esistenziale provenisse dall’Inghilterra poiché essa avrebbe avuto interesse d’affrontare la crescente concorrenza economica della Germania e cercato d’arginarla lanciando un attacco preventivo contro la Marina tedesca. Dopo tutto simili timori avevano portato la Gran Bretagna ad eliminare precedenti rivali come Spagna, Olanda e Francia. Per affrontare questa minaccia, Tirpitz sviluppò la famosa teoria del rischio enunciata nel suo “Memorandum di servizio IX” del 1895, dove teorizzava la creazione di una flotta di difesa in grado di infliggere gravi danni iniziali alla Royal Navy nel caso di un attacco preventivo, così come di spingere la Gran Bretagna a un accordo con la Germania al fine di ottenere un riallineamento diplomatico.

Tirpitz è stato il primo stratega moderno a capire che una corsa agli armamenti poteva essere utilizzata come una sorta di leva per costringere altre potenze a muoversi in una direzione desiderata. In Inghilterra Tirpitz fu accusato di militarismo. Ma lui credeva che fosse l’Inghilterra a voler schiacciare preventivamente la Germania al fine di conservare il suo status di super-potenza mondiale del mare. I suoi timori di un simile attacco preventivo trovarono conferma quando il Primo Lord del Mare Fisher propose due volte (nel 1904 e nel 1908) di utilizzare l’attuale superiorità navale britannica per lanciare degli attacchi preventivi contro le basi navali di Kiel e Wilhelmshaven, come aveva fatto la Royal Navy contro la Marina danese nel 1801 e nel 1807. Fisher non ottenne alcun sostegno dai liberali inglesi. Nel 1906 Lord Reginald Esher, presidente del Royal Defence Committee, affermò che il rischio che Fisher prendesse le redini e scatenasse una guerra contro la Germania era “molto” più alto del rischio che il Kaiser facesse altrettanto. Anche Churchill era più bellicoso di Tirpitz, forse perché conscio della maggiore potenza della Marina britannica. Violet Asquith (figlia del PM) osservò che “Winston è in splendida forma anche se leggermente troppo concentrato sugli strumenti di distruzione”.

Il tallone d’Achille della “teoria del rischio” era che la Germania aveva bisogno di tempo – Tirpitz la chiamava la “zona di pericolo” – per diventare abbastanza forte da scoraggiare la Gran Bretagna dall’attaccarla. In quel periodo la Gran Bretagna poteva estendere la zona di pericolo potenziando e migliorando la sua flotta, ma anche tentando un attacco preventivo volto a distruggere la flotta tedesca prima che diventasse una minaccia. Tirpitz effettivamente sottovalutò la volontà e capacità della Gran Bretagna di mantenere il proprio ruolo dominante in mare, e fu costretto ad assistere all’estensione della zona di pericolo dal 1905 (la sua valutazione originale) al 1920 o giù di lì. Invece di limitarsi a rispondere alla sfida tedesca, la Gran Bretagna si mantenne sempre un passo avanti in quanto a costruzione navale, costringendo tutte le altre potenze a partecipare alla corsa. Un altro problema tra tutti i fattori deterrenti è che solitamente i politici competenti lo fanno sia in pace sia in guerra. Non c’è da meravigliarsi che la debolezza della leadership politica della Germania in quel periodo non abbia permesso alla teoria del rischio di Tirpitz di raggiungere il suo scopo.

Il piano Tirpitz e la corsa al riarmo navale

L’intento della Gran Bretagna di mantenere la sua superiorità dominante nel campo delle corazzate, in particolare con i suoi Naval Defense Act (leggi sulla difesa navale) del 1889 e 1893 che precedettero le due leggi navali di Tirpitz, costrinse gli altri Stati a fortificare le proprie flotte per assicurarsi una parte del commercio marittimo. Mentre la flotta tedesca era passata dal sesto al secondo posto, era rimasta molto indietro rispetto a quella britannica, il cui tonnellaggio era ancora due volte superiore a quello della flotta tedesca al momento dello scoppio della guerra. In realtà la Germania abbandonò la corsa agli armamenti navali ben prima dell’inizio della guerra.

L’obiettivo prioritario di Tirpitz non era l’espansione della flotta in termini di potenza di fuoco e velocità (la priorità del Primo Lord del Mare Fisher), ma ottenere tecnologie all’avanguardia e il perfetto equilibrio tra la massima mobilità, potenza di fuoco e soprattutto stabilità contro l’affondamento combinato con il massimo della formazione e della motivazione degli equipaggi. La sua marina era superiore a quella britannica in quanto a mine, materiali radio per siluri e sommergibili U-Boot, artiglieria e stabilità navale.

Dopo soli nove giorni dall’inizio del suo nuovo incarico, il 15 giugno 1897, a Potsdam, Tirpitz presentò al Kaiser un breve promemoria segreto da 2.500 parole contenente una vera e propria strategia radicalmente nuova pensata per la Marina tedesca. Secondo lo storico britannico Jonathan Steinberg, “Nel giro di pochi giorni, Tirpitz aveva dato senso, logica, coerenza ed economia a quello su cui l’Ufficio navale imperiale rifletteva da quasi un decennio e si può affermare senza esagerazione che (la sua strategia) ha cambiato il corso della storia moderna”.

“Quando il progetto di “Legge sulla flotta tedesca” fu presentato al Bundesrat il 29 ottobre 1897, fu accompagnato da una “Begründung zum Gesetzentwurf” (motivazione) che celava l’impegno a seguire un dato programma di costruzione determinato dalla legge indipendentemente dalle dimensioni e dal costo della nave”. La serietà con cui Tirpitz affrontò il Reichstag, la maniera in cui lusingò le sue truppe e la persuasività delle sue argomentazioni spiegano perché tra il 1898 e il 1912 il Reichstag continuò a votare per ben sei volte gli aggiornamenti del piano Tirpitz con maggioranze confortevoli, accettando tutto ciò che era proposto. Ma Tirpitz si sbagliò nel dubitare della capacità di bilancio della Gran Bretagna di eguagliare gli sforzi di costruzione della flotta tedesca, poiché non avrebbe mai immaginato che l’Inghilterra fosse pronta a destinare, come fece, fino all’80 per cento del suo bilancio alla difesa.

Il 1° settembre 1909, Tirpitz propose di limitare il tonnellaggio navale e gli armamenti presentando un progetto di accordo con la Gran Bretagna in base al quale negli anni 1910-1913 la costruzione annuale di Dreadnought avrebbe dovuto limitarsi a tre corazzate per la Gran Bretagna e due per la Germania. Propose altresì di presentare al Reichstag un progetto di accordo in cui la Germania dichiarava che non avrebbe attaccato l’Inghilterra se questa avesse accettato un rapporto di potenza marina pari a 2:3 e che a sua volta sarebbe stata immune da un attacco inglese. La proposta di Tirpitz metteva in pericolo la sua stessa Fleet Law (legge della flotta), ma era coerente con il concetto di Risk Fleet (flotta da rischio). Quella fu la prima volta nella storia in cui la riduzione degli armamenti era discussa tra due potenze di pari rango. Ma Fisher reagì dicendo: “Per quanto mi riguarda può andare all’inferno”. “Gli inglesi sarebbero stati soddisfatti solo se la Germania avesse accettato di ridurre il suo programma navale senza condizioni; in questo modo le relazioni politiche sarebbero migliorate senza un accordo formale; l’unico risultato fu quello di aumentare notevolmente i sospetti reciproci tra le parti. Gli inglesi si convinsero che la Germania era decisa a sfidare la loro supremazia in mare e stabilire il suo dominio in Europa; mentre i tedeschi si convinsero che la Gran Bretagna stava progettando di “circondarli” e che avrebbe finito per unirsi a Francia e Russia in una guerra contro di loro.”

Il giorno stesso dei colloqui di Haldane a Berlino, il Primo Lord dell’Ammiragliato Winston Churchill, che aveva appena succeduto a McKenna compromise volutamente i colloqui con un discorso in cui ferì l’orgoglio tedesco dicendo: “Per noi la Marina britannica rappresenta una necessità e da un certo punto di vista, per loro la Marina tedesca rappresenta piuttosto un lusso”. Il 18 maggio 1912 Churchill provocò deliberatamente una completa rottura dei colloqui quando dichiarò: “Qualunque cosa facciano i tedeschi, l’Inghilterra ha fatto quello che doveva. Per ogni corazzata (Dreadnought) che i tedeschi costruiranno al di sopra dell loro legge navale, l’Inghilterra ne costruirà due”. Poco dopo Churchill impose un programma di costruzione che andava persino oltre i criteri annunciati in quel discorso. Quando alla fine del 1913 Churchill presentò una richiesta economica navale di oltre 50 milioni di sterline, la più ingente al mondo, Lloyd George osservò che “Il Primo Lord era diventato un militante, persino belligerante” e che il suo piano prevedeva “spese esorbitanti”.

Corrado Pirzio Biroli