Le Cause della Prima Guerra Mondiale – Nazionalismo, rivalità e conflitto nell’Età dell’impero (1875-1914)

La Prima guerra mondiale trae origine dalla natura di una situazione internazionale in continuo peggioramento e sempre più sfuggente al controllo dei governi, stretti dalla morsa della paura. “Una ragione importante alla base di tale paura fu lo sviluppo e l’internazionalizzazione del capitalismo che spinse tutte le potenze mondiali verso la rivalità tra Stati, l’espansione imperialista e la guerra. La diplomazia internazionale divenne globale. Il contesto internazionale, caratterizzato dall’ideologia del potere, la supremazia dello Stato, la diffusione del capitalismo e del complesso militare-industriale, il nazionalismo, i cambiamenti al potere e le nuove alleanze alimentarono conflitti e rivalità. Il nazionalismo senza limiti dovuto alla carenza delle istituzioni nazionali portò le potenze europee a considerare le guerre come normali contingenze delle politiche internazionali, con alcune monarchie che possedevano un potere limitato sui propri eserciti. Gradualmente l’Europa si trovò divisa in due blocchi opposti di grandi potenze” (Eric Hobsbawn).

Prevalentemente a causa di tali tensioni e paure, specialmente alimentate dalle istituzioni militari in cerca di espansione, a partire dal 1914 in Europa 20 milioni di persone avevano imbracciato le armi e altre 30 milioni erano pronte per essere mobilitate. La grande sorpresa per tutti i governi fu l’ondata di entusiasmo patriottico con cui le masse risposero alla chiamata alle armi e il modo in cui esse voltarono le spalle ai leader che si dimostravano contrari alla guerra.

“L’Età dell’impero” (1875-1914) fu un’era di rivalità politico-economica tra economie nazionali concorrenti, intensificata dal protezionismo e lasciata senza controllo dalla mancanza d’istituzioni internazionali come l’ONU, l’OMC, l’UE e simili. Non vi era neanche una superpotenza che potesse richiamare le altre all’ordine. Il nazionalismo era largamente diffuso. Tutte le potenze europee consideravano le guerre come normali contingenze delle politiche internazionali, si aspettavano che esse potessero esplodere per qualsiasi ragione, e avevano piani di difesa e di attacco preventivo.

Durante l’ultima parte del XIX secolo, fu possibile tenere sotto controllo la rivalità tra le nazioni soprattutto grazie alla Realpolitik del cancelliere tedesco Otto von Bismarck. Questi tra l’altro istituì la Triplice alleanza (1882), elaborò il Trattato di riassicurazione e convocò la Conferenza di Berlino (1885) sulla “spartizione dell’Africa”. Tuttavia, mentre la politica di Bismarck, volta a far sì che la Germania rivestisse un ruolo commisurato al proprio potere crescente senza conflitti aperti, ebbe la funzione di preservare la pace nel suo tempo, al contempo contenne i semi del suo disfacimento. Divise l’Europa in due fazioni, quella tedesca e quella franco-russa, inducendo probabilmente la Gran Bretagna a creare una Triplice intesa con la Francia e la Russia contro la Germania. L’obiettivo principale della Gran Bretagna fu sempre quello di opporsi a qualsiasi alleanza tra potenze europee che non la comprendesse, al fine di preservare la Pax Britannica attraverso il controllo degli oceani.

Tendenze divergenti in termini di ricchezza solitamente portano alla rottura dell’equilibrio tra le nazioni. Un “paese in ascesa”, la cui economia è importante e in espansione, aspira naturalmente ad assumere un ruolo di crescente importanza. L’ascesa e la caduta delle grandi potenze è stata comunemente accompagnata dalla guerra, almeno fino all’arrivo dell’era del nucleare. Tra il 1880 e il 1913, la Gran Bretagna è passata da una posizione economica dominante a una di terz’ordine. La produzione manifatturiera tedesca, partendo inizialmente da un terzo del valore di quella inglese, la superò in soli 33 anni. Dal 1900 tutti i politici inglesi, in particolare Joseph Chamberlain, desiderarono trasformare l’intero Impero britannico in un gigantesco blocco commerciale protetto da alte barriere tariffarie. Questa idea avrebbe potuto avere successo se tutti i Dominions avessero accettato di farne parte. In Germania, vista la mancanza di colonie, le industrie iniziarono a orientarsi verso il libero commercio per crescere.

Dopo la sconfitta ai danni dell’Austria nel 1866 e della Francia nel 1870, la rapida ascesa della Germania verso il predominio economico, commerciale e militare si trasformò inevitabilmente in una situazione sgradevole per le altre grandi potenze tradizionali d’Europa. Tuttavia, i documenti storici sono in contrasto con l’idea di una Germania veramente aggressiva, giacché il Reich non prese parte ad alcun conflitto tra il 1871 e il 1907. Se l’impero austro-ungarico era soggetto a un’implosione sistemica e temeva per la sua stessa sopravvivenza, la Gran Bretagna percepiva la perdita del proprio predominio sui mari e la Francia aspirava a vendicarsi contro la Germania. Ma fu la crisi dell’Impero ottomano a rappresentare, con ogni probabilità, il fattore più importante che accese una serie di conflitti, quando le grandi potenze cercarono di impadronirsi delle sue spoglie.

Le principali cause geostrategiche della Grande guerra sono cinque: 1) l’implosione sistemica dell’Impero asburgico e il rifiuto del Kaiser Francesco Giuseppe di garantire alle popolazioni slave meridionali un ruolo nel governo; 2) la sovraestensione dell’Impero britannico che aveva sconvolto l’equilibrio del potere mondiale e il suo successivo timore di perdere la supremazia sui mari; 3) l’emergere dell’antagonismo anglo-tedesco a causa delle tendenze divergenti in termini di ricchezza dovute al tentativo della Gran Bretagna di preservare il proprio status quo e all’intento della Germania di guadagnare un potere politico e un’influenza proporzionale alla propria supremazia economica; 4) l’integrazione della Gran Bretagna, per la prima volta, nel blocco formato da Francia e Russia in opposizione all’ascesa al potere della Germania isolandola al punto da costringerla a preservare ad ogni costo la propria alleanza con l’Austria-Ungheria; 5) il disfacimento dell’Impero ottomano che innescò conflitti tra le grandi potenze desiderose di impadronirsi delle sue spoglie e che spinse l’Impero asburgico a voler dimostrare di essere ancora una grande potenza nei Balcani.

La scintilla scoppiò a causa dell’Austria che preferì una guerra preventiva (contro la Serbia) al genere di disfacimento cui era soggetto l’Impero ottomano. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando fece strada alla distruzione dei piani di riforma della monarchia che avrebbero ridotto il potere dell’imperatore Francesco Giuseppe e consentito una migliore integrazione degli slavi. La volontà dell’Austria di attaccare la Serbia e l’impegno della Germania a suo sostegno sembrano confermare le opinioni degli storici tradizionali che tendono a imputare la colpa della Prima guerra mondiale alla Germania e all’Austria e, in particolare, a Francesco Giuseppe e Guglielmo II. Tuttavia, per gli storici revisionisti come J. Steinberg, la Germania non fu colpevole del tentativo di diventare una potenza dei mari, ma solo una vittima innocente dell’invidia della Gran Bretagna. Persino gli storici tradizionali ammettono che la Prima guerra mondiale fu essenzialmente una lotta contro il potere tedesco. “Ciascuna potenza dell’Intesa desiderava migliorare la propria posizione, ma tutte desideravano la distruzione della Germania come superpotenza” (A. Taylor). Gli autocrati non avevano sufficiente autorità sui loro eserciti che le forze democratiche non furono in grado di controllare. Pieni di fiducia e desiderosi di combattere, gli Stati Maggiori di Germania (Moltke), Russia (Sukhomlinov) e Austria-Ungheria (Conrad), come pure quello di Francia e, di conseguenza, le istituzioni militari inglesi agirono a favore della guerra o perlomeno non riuscirono a operare a favore della pace.

Molti storici ritengono ancora che il Piano Tirpitz diede vita alla corsa al riarmo navale e creò una minaccia per la Gran Bretagna, diventando pertanto la principale causa dell’antagonismo anglo-tedesco e della Prima guerra mondiale. Tuttavia, essi dimenticano che fu la Gran Bretagna ad aver creato gli squilibri nel passato e che la Germania cercò solo di correggerli. Tirpitz non ebbe mai l’intenzione e, di fatto, non pensò mai di minacciare la Gran Bretagna, né tantomeno riuscì a ridurre il divario navale, poiché la Gran Bretagna incrementò sempre più la costruzione della propria flotta. Winston Churchill stesso riconobbe che la flotta tedesca non rappresentò mai una minaccia per gli interessi britannici e per il suo controllo dei mari.

Nonostante il Grand’Ammiraglio considerasse possibile e probabile una guerra, preparando la marina tedesca a tale eventualità non suggerì mai un attacco preventivo o una dichiarazione di guerra; anzi, chiese al Kaiser di ritirare la propria il 1° agosto 1914. Al contrario, il First Sea Lord Jacky Fisher considerava la guerra inevitabile e affermò di aver suggerito al proprio sovrano almeno due volte di semplicemente attaccare (in maniera preventiva) la flotta tedesca. Quanto a Winston Churchill, non fece mai il tentativo di negoziare la pace con l’Impero tedesco, ad eccezione della richiesta di fermare la costruzione navale tedesca senza alcun vincolo per la Gran Bretagna. Secondo Rolf Hobson, se la Gran Bretagna avesse accettato nel 1910 la proposta di Tirpitz su un accordo con la Germania in conformità a un rapporto di forza 2:3, la corsa al riarmo navale avrebbe potuto arrestarsi in tempo senza indebolire la sicurezza di entrambe le parti. Ma le radici delle preoccupazioni della Gran Bretagna non risiedevano nella flotta, quanto piuttosto nella concorrenza economica tedesca; ecco perché nessun accordo navale avrebbe potuto affievolire il risentimento britannico per la perdita della supremazia economica.

Un certo numero di storici punta il dito contro la mitomania del Kaiser Guglielmo. Senza dubbio, egli fu vittima di attacchi di paranoia e molte delle sue affermazioni suonavano favorevoli alla guerra e furono male interpretate. Ma il Kaiser non era un guerrafondaio. Semplicemente ambiva a un maggiore prestigio e autorità nelle questioni mondiali, preferibilmente incutendo timore piuttosto che attaccando le altre potenze. “Eppure niente di tutto questo dovrebbe distogliere dal fallimento di base del Kaiser nel garantire una leadership vera e propria…Guglielmo II accelerò drasticamente la delegittimazione della monarchia come istituzione politica tedesca e pertanto, sebbene indirettamente, alimentò l’urgenza della richiesta di un “Führer” da parte del popolo, legittimato dal successo e dall’acclamazione delle masse”[1].

Il Kaiser effettivamente esortò i suoi pari, Francesco Giuseppe e Nicola II ad arrestare la mobilitazione dei loro eserciti, come fece del resto con il proprio, ma tutti e tre i sovrani, lontani dall’avere un ruolo attivo nella gestione strategica o operativa dell’esercito, furono scavalcati dai propri generali. Attribuendo la maggior parte della colpa tedesca per lo scoppio della Prima guerra mondiale ai Cancellieri, Tirpitz pronunciò le seguenti parole: ‘Abbiamo portato avanti per anni e anche oltre una politica altalenante che alla fine ci ha reso nemici dell’intero mondo, mentre Bethmann viveva tra le nuvole’.

Corrado Pirzio Biroli


[1] Christopher Clark, Kaiser Wilhelm II, A Life in Power, pp. 365-366