Guerra di Superficie navale tra Inghilterra e Germania

Nonostante la dipendenza dell’ l’industria tedesca dall’importazione di materie prime e quella dell’agricoltura dalle importazioni di foraggio, la Marina imperiale non fu impiegata per proteggere il commercio tedesco, perché vincolata dalla teoria del Kaiser della “flotta in essere” e dalla certezza della Germania di una vittoria preventiva a terra. Tirpitz era furioso per il rifiuto del Kaiser di utilizzare immediatamente la sua superba marina , giacché, come affermò, “La nostra migliore occasione per ottenere un successo in battaglia era nelle prime due o tre settimane successive alla dichiarazione di guerra”. Dopo la guerra, l’ammiraglio Jellicoe confermò: “Il nemico ha avuto sicuramente la sua migliore opportunità nei primi mesi della guerra, poiché allora esisteva molta più parità di potenza che in qualsiasi altro periodo successivo”. Nel 1930, nelle sue conversazioni con Wolf, figlio del Grand’ammiraglio, Churchill confermò l’opinione di Jellicoe in maniera più dettagliata.

In realtà in mare si svolsero solo due battaglie tra Gran Bretagna e Germania: la battaglia di Helgoland (o della Baia) del 28 agosto 1814 – quasi accidentale – e la battaglia dello Jutland (o dello Skagerrak) alla fine del maggio 1916 – ancora oggi la più grande battaglia navale di tutti i tempi.

La battaglia di Helgoland, il Mainz e Wolf Tirpitz

Inizialmente l’incrociatore leggero tedesco Mainz incontrò diversi cacciatorpedinieri inglesi. Undici di questi spararono siluri, senza mai centrare il bersaglio, mentre il Mainz aveva una mira migliore. Ma quando gli incrociatori leggeri di Goodenough si diressero verso sud a pieno ritmo e aprirono il fuoco a 6.000 iarde, il Mainz “fuggì saggiamente come un cervo”. Ma nella manovra di sterzata, il Mainz fu colpito alla batteria e nella parte centrale. Si trattò di una battaglia impari: il Mainz finì sotto il fuoco di quindici cannoni da 6 pollici a cui poteva rispondere solo con i suoi due cannoni da 4,1 pollici. L’incrociatore leggero tedesco, colpito almeno due volte, scomparve nella nebbia cercando di fuggire. Ma non ci riuscì. Fuggendo verso sud a 25 nodi con Goodenough alle calcagna, all’improvviso il Mainz si trovò a  puntare direttamente contro la prua dell’Arethusa e dei cacciatorpedinieri Harwich. Tyrwhitt… ordinò che venti cacciatorpedinieri britannici attaccassero il Mainz con i loro siluri… il Mainz lottò disperatamente e il suo fuoco fu notevolmente accurato… il Mainz incassava colpi e li assestava allo stesso tempo: il Laurel venne colpito tre volte e fu messo fuori uso; il successivo cacciatorpediniere Liberty fu colpito sul ponte e il suo capitano rimase ucciso… Il Laertes, il quarto cacciatorpediniere della linea, venne colpito su tutti e quattro i lati da un’unica salva tedesca e si bloccò. Furono sparati trentatre siluri inglesi… il timone del Mainz era rimasto bloccato a dritta, la nave era in fiamme, il motore di sinistra era distrutto e l’imbarcazione si stava lentamente girando in direzione degli incrociatori di Goodenough in arrivo. Ma il peggio doveva ancora venire. Improvvisamente un siluro sparato del cacciatorpediniere britannico Lydiard colpì la nave. Le luci di emergenza si spensero. Il Mainz era una massa di fiamme gialle e fumo. Uno dei suoi cannoni sparava ancora spasmodicamente, ma nel giro di dieci minuti si trasformò in un relitto fiammeggiante che affondava a prua. “Il Mainz è stato incredibilmente coraggioso ed estremamente galante – scrisse un ufficiale britannico – ma la sua sezione maestra era un inferno di fiamme. Un cannone davanti e uno a poppa ancora sparavano sbuffi di rabbia e sfida come un gatto selvatico che impazzisce perché ferito”. Un marinaio tedesco superstite aggiunse dettagli cupi: “…Il ponte superiore era un caos di rovine, fuoco, caldo torrido e cadaveri e tutto era striato di verde e giallo, residui degli esplosivi che producono gas soffocanti”. Alle 12:20 il capitano ordinò “Affondate la nave. Afferrate i giubbotti di salvataggio”. Poi uscì dalla torretta e fu immediatamente colpito a morte da uno scoppio di munizioni. Alle 12:25 Goodenough annunciò il “Cessate il fuoco” e alle 12:50 ordinò che l’incrociatore leggero Liverpool calasse le scialuppe di salvataggio per mettere in salvo gli uomini che nuotavano nell’acqua. A questo punto arrivò il commodoro Keyes con il Lurcher e il Firedrake. Vedendo il Mainz con i suoi ponti in fiamme pieni di feriti incapaci di muoversi, si affiancò con il Lurcher, le lastre di acciaio delle due navi che si sfioravano con il movimento del mare. Grazie a questa manovra, Keyes riuscì a evacuare e salvare 220 ​​uomini. Uno di loro si rifiutò. “Un giovane ufficiale tedesco ‘che era stato molto attivo nel dirigere il trasporto dei feriti’ ora stava ritto e immobile sul ponte della sua nave maledetta. Keyes gli urlò che aveva fatto un ottimo lavoro che non c’era più niente che potesse fare sul Mainz, così gli tese la mano per aiutarlo a salire a bordo del Lurcher. Ma lui ‘si tirò su impettito, salutò e disse grazie, no‘. Pochi minuti dopo il Mainz si rovesciò, giacendo su un fianco per dieci minuti, poi si capovolse e affondò. Fortunatamente il giovane ufficiale che aveva rifiutato l’aiuto di Keyes fu trovato in acqua e salvato”.

Quell’ufficiale era Wolf Tirpitz, figlio del Grand’ammiraglio. Il suo comportamento e la sua avventura a bordo del Mainz meritano una spiegazione, che mi ha dato lui stesso negli anni Sessanta. A quel tempo aveva problemi di artrite, ma era affascinante come sempre grazie alla sua altezza e i brillanti occhi azzurro scuro. Mi raccontò di essersi rifiutato di abbandonare il Mainz perché voleva rispettare la tradizione degli ufficiali tedeschi che vanno a fondo con la loro nave. In realtà la sua determinazione aveva spinto alcuni giovani ufficiali ancora in vita, che avevano cercato inutilmente di convincerlo ad abbandonare la nave prima che affondasse, a rimanere a bordo con lui. Morirono tutti tranne mio prozio Wolf, in quanto si trovò avvolto da una bolla d’aria fuoriuscita dalla stiva della nave che stava affondando. Siccome aveva potuto continuare a respirare normalmente ad atmosfera zero e che la bolla d’aria si muoveva verso l’alto, Wolf pensò di essere morto, si sentiva come in un sogno e si dava dei pizzicotti per controllare se riusciva ancora a sentire il suo corpo, fino a quando la bolla scoppiò una volta raggiunta la superficie del mare e Wolf si trovò completamente bagnato. I marinai britannici lo tirarono fuori dall’acqua e lo portarono su una delle loro navi dove si presero cura di lui. Il retroammiraglio David Beatty apparentemente osservò tutta questa dimostrazione di coraggio. Quando scoprì che Wolf era il figlio del Grand’ammiraglio, informò Churchill che chiese subito di incontrarlo e inviò un telegramma a suo padre dicendogli che suo figlio stava bene e sarebbe tornato a casa dopo la guerra. Un gesto davvero signorile. Questo episodio rappresentò l’inizio di un’amicizia e Wolf si recò diverse volte a Chartwell, la residenza di campagna dei Churchill.

Massie continua: “Se Beatty e Goodenough non fossero stati mandati a sud dalla baia di Scapa Flow a seguito dell’intuizione di Jellicoe o non fossero arrivati in tempo, due incrociatori leggeri inglesi e trentuno cacciatorpedinieri britannici sarebbero stati massacrati dagli otto incrociatori leggeri tedeschi. I cacciatorpedinieri inglesi ottennero una sola vittoria, contro l’incrociatore Mainz. Ma contro gli incrociatori da battaglia, quelli leggeri non avevano speranza. Tuttavia l’artiglieria tedesca era stata rapida e accurata . Le navi tedesche fornirono prova fisica del vecchio adagio di Tirpitz secondo cui la responsabilità principale di una nave da guerra è di restare a galla. Dopo la battaglia della baia di Helgoland, nessun marinaio britannico ha mai più sminuito il coraggio tedesco.”[1]

La successiva decisione del Kaiser di trattenere la flotta per evitare rischiose perdite lasciò Tirpitz di stucco e diede inizio a una lotta tra il Grand’ammiraglio e il sovrano con ripetute richieste di dimissioni.

La battaglia dello Jutland o Skagerrak

Alla fine del maggio 1916, gli elementi principali delle flotte di superficie tedesche e britanniche, circa 250 navi da guerra da entrambe le parti, si scontrarono nel Mare del Nord nella cosiddetta battaglia dello Jutland o battaglia dello Skagerrak (i tedeschi la chiamano così dal nome del braccio del Mare del Nord situato nella parte settentrionale dello Jutland). Si tratta ancora oggi della più grande battaglia di mare di tutti i tempi. La Royal Navy coinvolse 28 corazzate, per un totale di un milione di tonnellate, contro la Flotta d’alto mare della Germania composta da 22 corazzate e navi di linea per un peso totale di 600.000 tonnellate. I loro equipaggi contavano rispettivamente 60.000 e 45.000 uomini. Quando la battaglia finì undici ore dopo, i morti erano 8.648.

“A seguito della battaglia dello Jutland/Skagerrak, un ufficiale americano scrisse che ‘Il doppio trionfo dei tedeschi rappresenta una vera e propria prova della correttezza della teoria di Tirpitz, secondo cui bisogna dare priorità al potere difensivo piuttosto che a quello offensivo’. Il comandante della squadra d’incrociatori inglesi commentò in maniera più concisa e rilevante: ‘Al momento c’è qualcosa che non va con le nostre dannate navi’… E ammise che l’affondamento degli incrociatori inglesi era stato causato da errori di progettazione”. Lord Jellicoe, a capo della flotta inglese nella battaglia dello Jutland, condivideva quest’opinione. Il concetto chiave di Tirpitz – la stabilità (invisibile) prima della potenza di fuoco (più visibile) – sembrava contraddire il senso comune. Ma nel 1995 un inglese concluse che la teoria dell’ammiraglio Lord Fisher per cui ‘la velocità è l’armatura’ era ‘incredibilmente sciocca.'”[2]

Una volta finita la guerra, gli alleati vittoriosi, guidati dagli inglesi, pretesero la resa della Hochseeflotte. Piuttosto che abbandonare le loro navi agli inglesi secondo le disposizioni del Trattato di Versailles, il 20 giugno 1919 gli equipaggi tedeschi affondarono dieci corazzate, cinque incrociatori da battaglia e cinquanta navi da guerra più piccole, mentre la Royal Navy sparava sulle scialuppe di salvataggio tedesche uccidendo diversi marinai.

“Anche se Tirpitz ebbe conforto dal sapere che le sue navi non erano cadute nelle mani del nemico, l’affondamento significava il fallimento degli sforzi della sua vita”. “Tirpitz aveva costruito una flotta che avrebbe dovuto dissuadere il nemico e migliorare la capacità di alleanza, ma non aveva permesso al Reich di trovare alcun alleato, né aveva impedito lo scoppio della prima guerra mondiale. Tirpitz avrebbe voluto mobilitarla contro il nemico, ma il Kaiser e il Cancelliere avevano deciso diversamente. Tirpitz avrebbe voluto iniziare la prima guerra tra sommergibili U-Boot in maniera diversa, più tardi e per fasi, ma il suo consiglio era stato ignorato. L’ammiraglio tedesco Hipper, l’ultimo capo della Flotta d’alto mare nonché comandante degli incrociatori da guerra nella battaglia dello Jutland/Skagerrak, fu il primo a parlare dell'”immane tragedia che aleggia sulla vita e sulle azioni del nostro statista indubbiamente più rilevante.” Forse si può parlare di una tragedia di Tirpitz. Ma si è trattato soprattutto di una tragedia del popolo tedesco.”[3]

Corrado Pirzio Biroli

 


[1] RM, op. cit. pp. 116-119
[2] FUW, op. cit. p. 188 e precedenti
[3] FUW, op. cit. p. 412 e succ.