Il mio bisnonno, il Grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz (1849-1930)

Il Grand’Ammiraglio Alfred von Tirpitz, anima della flotta tedesca e responsabile del suo allestimento, fu per circa vent’anni Segretario di Stato per la Marina, ricoprendo una carica più a lungo di qualsiasi altro ministro dopo Bismarck. Diversamente dal suo principale antagonista, il Primo Lord del Mare (First Sea Lord) Winston Churchill, Tirpitz arrivò al vertice della propria carriera gradino dopo gradino e prestò servizio a bordo di un veliero e di un incrociatore corazzato. Tuttavia, essi furono accomunati da diverse analogie, non solo per lo scarso rendimento scolastico, ma anche per le preoccupazioni dei rispettivi genitori circa il futuro dei propri figli e per i loro aspetti caratteriali come la propensione al comando, la perseveranza e la tattica spietata. Il suo primo comandante, l’Ammiraglio Senden, scrisse: “Tirpitz ha la forza e il carisma di un leader. È ambizioso, sicuro di sé e di temperamento sanguigno. …Nessuno dei suoi superiori ha mai potuto eguagliarlo”[1].

Il Grand’Ammiraglio Tirpitz fu un abile politico. “Tirpitz sviluppò in maniera quasi naturale una superiorità alla Bismarck. Possedeva senza dubbio l’indiscutibile levatura propria di un grande statista”(Scheer). “Al culmine del proprio potere egli fu”, dopo Bismarck, “il ministro più abile, duraturo, influente ed efficiente della Germania imperiale” (Robert Masse). Tirpitz fu “il più abile esponente della Marina che uno Stato abbia conosciuto nei tempi moderni”(William Langer). Collaborò in maniera particolarmente attiva con quattro Cancellieri, tra cui Hohenlohe, Bülow e Bethmann-Hollweg e si rivelò uno stratega decisamente migliore di ognuno di essi.

“L’approvazione della prima legge navale (1898)… fu senza dubbio l’evento più importante della politica interna della Germania imperiale nel periodo compreso tra la caduta di Bismarck e l’inizio del ventesimo secolo…Il suo progetto legislativo possedeva la chiarezza e l’economia che mancavano ai precedenti piani navali grazie alla sua teoria del potere…la famosa teoria del rischio [2]…Nessuno come lui dimostrò la capacità di gestire le persone, manipolare l’opinione pubblica, amministrare e negoziare”. Fu il suo atteggiamento liberale nei confronti del parlamento e la fondamentale accettazione delle sue caratteristiche a rendere Tirpitz “l’uomo politico tedesco di maggior successo tra Bismarck e Stresemann…grazie alle sue tecniche poco consuete nel tenere rapporti con il Kaiser (l’Imperatore tedesco), il Reichstag (Parlamento tedesco), l’industria e l’opinione pubblica. Era un negoziatore dalla mentalità aperta, pronto all’ascolto ma allo stesso tempo rigido e determinato nel raggiungere i propri obiettivi, fino al punto di minacciare le dimissioni”. “Mentre il Reichstag nutriva perplessità sui piani navali continui e indefiniti di Guglielmo, riponeva fiducia in Tirpitz per la sua competenza professionale, il suo approccio fermo e la prevedibilità circa l’espansione della marina” (Jonathan Steinberg). “La posizione di Tirpitz al cospetto del Reichstag ricordava quella di Pericle ad Atene: ‘a parole era una democrazia, nella realtà si trattava di predominio del primo uomo’ (Eckart Kehr). “È impossibile effettuare paragoni con qualsiasi altra marina per lo stupendo lavoro che Tirpitz cercò di compiere e realizzò…Forse il paragone più calzante è con il lavoro di Colbert, autore della rigenerazione e riorganizzazione della Marina francese” (The English Naval Annual – ENA)[3].

Tirpitz trasformò il navalismo Tedesco in un movimento di massa. Come primo “ministro della propaganda dei tempi moderni”, diede vita a un notiziario del proprio ministero per creare un clima interno favorevole al potenziamento della flotta e si fece promotore della Flottenverein (Lega navale) tedesca composta da 600.000 membri. La Marina ottenne un sostegno crescente da parte dei nazionalisti, dei liberali, dei democratici, dei circoli industriali e mercantili nonché dei partigiani della Rivoluzione del 1848. Essi non approvavano l’Esercito per la sua estrazione aristocratica e l’azione anti rivoluzionaria. Prendendo l’Inghilterra come punto di riferimento, essi consideravano la Marina come la chiave per la conquista del dominio, dell’emancipazione nazionale, della libertà individuale e del Lebensraum (spazio vitale).

Per essere un uomo del suo tempo, Tirpitz era sorprendentemente moderno e aperto. Sebbene fosse fondamentalmente liberale e nonostante il suo atteggiamento critico nei confronti del Kaiser, Alfred rimase però fedele alla monarchia prussiana fino alla fine. Tuttavia, essendo “l’unica personalità in grado di ispirare fiducia diffusa in Germania” (Arnim), quando il caos minacciò la nazione alla fine della Prima guerra mondiale, egli non si oppose alle richieste di assumere poteri dittatoriali, sebbene rifiutò di soddisfarle per non contrapporsi a Seeckt, il già vacillante capo dell’esercito.

Lavorò duramente per riscrivere la Costituzione democratica di Weimar con un approccio autoritario, sostenendo la necessità di una forte autorità statale in Germania per stabilizzare l’economia, aiutare la classe media in difficoltà, combattere il separatismo e condurre una vigorosa politica estera nell’interesse nazionale. Nel novembre del 1922, elaborò un piano per un regime dittatoriale tedesco insieme a Ulrich Wille Jr, cugino di sua moglie, alto funzionario e figlio dell’unico generale della storia della Svizzera, che guidò l’esercito elvetico nella Prima guerra mondiale[4]. “Tirpitz e Wille desideravano che i capi delle organizzazioni della destra nominassero Kahr dittatore, venissero meno al Trattato di Versailles, restituissero agli Stati federali tedeschi tutti i diritti che avevano perduto con la Costituzione di Weimar e limitassero le grandi proprietà terriere per offrire fattorie e appezzamenti ai lavoratori. Wille e Tirpitz speravano che questo programma indebolisse l’influenza socialista e riconciliasse le masse con un’autorità statale (sebbene ciò rischiasse di attirare l’ostilità dei grandi proprietari terrieri della destra tedesca). Tirpitz suggerì che la dittatura dovesse reintrodurre la Costituzione bismarkiana e restituire agli Stati i loro diritti federali. Intuì che i nazisti avrebbero potuto organizzare un colpo di Stato a Monaco che avrebbe (più probabilmente) diviso la Germania. La conversazione che Tirpitz ebbe con Hitler (1923) confermò, tuttavia, l’atteggiamento negativo di quest’ultimo; scrisse: ‘quest’uomo mi è parso non disposto al dialogo: un fanatico incline alla follia reso incontrollabile dai vizi’. L’autorità di Tirpitz era così grande che persino Ludendorff lasciò intendere che sarebbe rimasto nell’ombra nel caso in cui Tirpitz avesse assunto un ruolo di primo piano. Nell’eventualità di una sua assunzione al potere, Tirpitz programmò di offrire alla Gran Bretagna garanzie circa l’intenzione primaria del governo tedesco di ristabilire l’ordine interno e di mettere al sicuro il paese dal socialismo. All’inizio del 1924 Tirpitz evidenziò in una lettera all’Ammiraglio von Trotha ciò che avrebbe fatto una volta assunto un ruolo decisionale. Il suo obiettivo principale sarebbe stato, sorprendentemente, l’instaurazione di buoni rapporti con l’Inghilterra proponendo tra l’altro di nominare reggente del Reich il Duca di Cumberland, un inglese discendente dell’ex Re della dinastia degli Hannover. Pensava che sarebbe stato nell’interesse dell’Inghilterra appoggiare la Germania affinché la Francia non diventasse la forza dominante nel continente”[5].

Per contro, Tirpitz auspicava che la politica tedesca “riunisse tutti i popoli liberi d’Europa ‘al di fuori dell’egida della Gran Bretagna’. Credeva che la forza e la supremazia dell’Europa e lo status a livello mondiale di tutte le sue nazioni si basasse ‘sull’equilibrio tra le diversità delle singole culture all’interno di uno spazio circoscritto’.

Dopo che il colpo di Stato di Hitler e Ludendorff al Beer Hall nel novembre 1923 ruppe tutti gli schemi; nell’aprile del 1924 Tirpitz accolse l’invito a candidarsi per le elezioni del Reichstag in Baviera nelle fila del DNVP (Deutschnationale Volkspartei), il Partito nazionale popolare tedesco. Tirpitz diede le dimissioni dal Reichstag prima delle elezioni del 1928, nel momento in cui gli estremisti iniziarono a guadagnare il controllo del DNVP. Morì per insufficienza cardiaca il 6 marzo 1930 a Monaco, prima dell’ascesa al potere di Hitler.

Il sostegno a un’autocrazia tedesca da parte di un uomo che aveva mostrato tanto rispetto per il Reichstag fu il riflesso del suo pragmatismo che riconosceva la disfunzionalità della Repubblica di Weimar e la sua incapacità di rispondere alle difficoltà che la Germania era chiamata ad affrontare dopo Versailles. Ma egli si sentiva troppo vecchio per assumere in prima persona il comando e andò alla ricerca di un nuovo Bismarck. Dopo aver abbandonato l’idea di Stresemann, perché inadatto ad accogliere la richiesta popolare di orgoglio nazionale, riarmo e ricostruzione economica, si riorientò verso Hindenburg, un simbolo della forza nazionale ed eroe di guerra (il vincitore di Tannenberg contro la Russia) e lo esortò a porsi alla guida delle elezioni del suo partito nell’aprile del 1925. Hindenburg vinse, ma si rivelò la scelta sbagliata. Anch’egli, come Tirpitz, era troppo vecchio ed esausto per un tale compito. Anch’egli era un monarchico che avrebbe dovuto servire una repubblica. Anch’egli era troppo coinvolto nel DNVP per essere considerato al di sopra delle parti. Rispetto a Tirpitz presentava, inoltre, tre aspetti negativi: non desiderava affatto un tale incarico, si considerava inadatto ad affrontarlo e non aveva alcuna esperienza politica.

Tuttavia, Tirpitz pensò di poterlo manovrare sostituendo il Segretario di Stato Meissner con Ulrich von Hassell Sr. (l’omonimo padre di mio nonno) e governare attraverso decreti presidenziali, ma Stresemann si oppose a tale programma così che Hindenburg, un uomo arrendevole con un Segretario di Stato arrendevole (che nel 1934 fu al servizio di Hitler), ignorò la necessità di una riforma costituzionale, seguì il pericoloso approccio di Stresemann e firmò tutti i trattati internazionali che il governò gli sottomise. Tutto ciò costò a Hindenburg l’appellativo di Tirpitz: Mein grosses Schmerzenskind (il mio figlio problematico).

Sebbene appoggiasse l’idea di un governo forte, Tirpitz disprezzava Hitler, i suoi metodi e i suoi simboli come la svastica nonché il suo antisemitismo (la moglie di Tirpitz era ebrea). Sebbene fosse un conservatore, era anche un realista che rifiutava di essere rinchiuso in una qualsiasi etichetta politica. R. Scheck concluse che: “l’insuccesso di Tirpitz dopo il 1914, o la fine della destra tradizionale tedesca…hanno avuto conseguenze fatali in quanto hanno contribuito a fare in modo che, al posto dei nazionalisti reazionari, il più violento gruppo radicale della destra, il movimento nazista, prendesse il controllo della Repubblica di Weimar che versava in seria difficoltà[6].

Corrado Pirzio Biroli


[1] Jonathan Steinberg (JS), Yesterday’s Deterrent (JS), pp. 69-89
[2] La storia del piano Tirpitz e della corsa al riarmo navale sarà oggetto di una nota distinta.
[3] Articolo presente nell’ENA: “The Spirit of the German Navy Law”, si veda Franz-Uhle Wettler (FUW), Tirpitz p.181
[4] La migliore descrizione è fornita da Raphael Scheck (RS), da cui sono tratti i presenti estratti.
[5] FUW ca. 419-421
[6] RS, pp.201-207