La mia prozia Eugenia Pirzio-Biroli de Godoy (1907-2003)

Eugenia Pirzio-Biroli de Godoy – l’unica figlia superstite del generale Alessandro Pirzio-Biroli, e moglie di un professore cileno e cantante d’opera (il baritono Genaro Godoy Arriaza) da cui ebbe due figli – era una donna di molte risorse, illustre atleta, missionaria laica, filantropa, fondatrice di Puerto Cisnes in Cile, di cui fu sindaco per decenni, nonché astrologa del Generale Pinochet. Vinse i Campionati europei di lancio del disco, salto in alto e sprint e fondò il primo club di canottaggio femminile a Roma. Era incredibilmente emancipata per i sui tempi e fu lei a introdurre i pantaloncini corti come indumento sportivo femminile.

Nel 1947, all’età di quarant’anni, lasciò l’Italia per il Cile. Incontrò il Presidente cileno Gabriel Gonzàles Varela, che era affascinato dal suo dinamismo e sostennne i suoi piani. Nel 1948 incontrò Padre Pedro Calvi con il quale diede riparo ai bambini abbandonati. Trasferì presto il suo orfanotrofio a Puerto Cisnes (Porto dei cigni), una zona incontaminata, sottosviluppata e isolata di Aysén, la IX regione del Cile meridionale situata ai confini della Patagonia cilena, dove divenne la fondatrice della città che oggi conta 14.000 abitanti.

Nel 1965 fu eletta “regidora” (consigliere comunale) e nel 1973 “alcaldesa” (sindaco) di Puerto Cisnes, carica che conservò fino al 1989. Nel 1992, all’età di 86 anni, si presentò di nuovo alle elezioni, stavolta contro 12 candidati, e venne rieletta come avevano previsto i suoi pianeti, ma purtroppo non riuscì più ad entrare in carica a causa di un ictus. Morì a Coihaique, capitale della regione dell’Aysén, il 22 Febbraio 2003.

Quando Zia Eugenia arrivò a Puerto Cisnes, c’erano solo quattro case e alcuni pescatori e contadini. Vi si era trasferita per trovare un luogo che non fosse “socialmente inquinato”. Quel luogo le piaceva e sentiva di avervi trovato il suo destino. Fondò la città partendo da zero, e la città più meridionale mai fondata da un italiano. Spese tutta la sua eredità per costruire un municipio, un ospedale con dieci letti, una scuola elementare, una chiesa, una stazione dei pompieri, una palestra e infine una biblioteca pubblica, che progettò alla maniera di un tempio greco. Zia Eugenia aveva a cuore anche il benessere sociale e l’identità culturale della popolazione locale. Quando vide che le donne lavavano i panni in riva al fiume, comprò quaranta lavatrici e le distribuì tra di loro. Fu ripagata con uova, latte, formaggio, marmellata, lattuga o pesce. Poiché non c’erano medici in città, di solito Eugenia suturava anche le ferite. La sua creatività e il suo spirito imprenditoriale sbocciarono, rendendola il personaggio chiave della Patagonia e conosciuto in tutto il Cile. Puerto Cisnes divenne un cantiere edile: fu costruita un’altra scuola, una pista di atterraggio, una centrale elettrica, un vero e proprio municipio e infine un servizio di reti telefoniche ultra-moderno. Vista l’esperienza della sua famiglia nel settore militare, lavorò in stretta collaborazione con l’esercito cileno e con i Carabinieri.

La sua tenacia nel fare pressione sui ministeri nazionali a favore di Puerto Cisnes è rimasta nella storia. Riteneva che la Divina Provvidenza andasse spronata, in quanto le cose non avvengono mai da sole. Per far costruire una strada sterrata per Coyhaique, il sindaco Eugenia utilizzò la tattica di andare a Santiago e sedersi davanti agli uffici del Consiglio dei ministri con il suo lavoro a maglia fino a quando non venne ricevuta. La sua ispirazione principale era la massima di San Francesco: “Signore, fa di me uno strumento della tua pace”. “Nulla può deluderti”, mi disse “se hai dedicato la tua vita agli altri”.

“Doña Eugenia” era il personaggio femminile più famoso nell’immaginario collettivo della Patagonia, ma non era una persona facile da descrivere. Aveva due patrie: l’Italia e la Patagonia; ma anche due famiglie: la sua e Puerto Cisnes. Era un’avventurosa idealista ma anche un’efficiente pragmatica. Aveva un atteggiamento autocratico, ma le piaceva comunque discutere con la sua gente. Superava chiunque con la sua loquacità e le sue argomentazioni fino a quando il suo interlocutore non si trovava d’accordo con lei.

Non vedevo l’ora di incontrarla. L’occasione si presentò nel febbraio del 1992 quando un gruppo di ambientalisti americani mi invitò a unirmi a una spedizione di rafting lungo il fiume Bio-Bio, che scorre a sud di Los Angeles nel Cile del centro-nord. Scopo della spedizione era protestare contro il progetto di Pinochet di costruire sette dighe per la produzione di energia elettrica su questo fiume, costringendo i circa 50.000 indiani Mapuche che vivevano lungo le sue sponde a trasferirsi altrove. Non ci eravamo mai incontrati prima, quindi quando la chiamai da Washington D.C. pensai che fosse il caso di presentarmi. Ma rimasi di stucco quando mi interruppe bruscamente dicendo: “Corrado! Non c’è bisogno di spiegarmi chi sei. So tutto di te. Ho disegnato la tua carta astrologica di nascita e l’ho tenuta sulla mia scrivania per mezzo secolo. Quando vieni?”. Appena sbarcato, vidi Doña Eugenia che mi aspettava al margine della pista di atterraggio, circondata da tre Carabinieri in divisa. Era in piedi e in testa portava un turbante nero in stile indiano. Non era molto alta ma aveva le gambe lunghe e un naso importante. Irradiava un’incredibile aura di autorità, grazia e bonomia!

Rimasi colpito dalla povertà della sua casa e del suo giardino. Durante i pochi giorni che trascorsi con zia Eugenia a Puerto Cisnes, notai che non parlava mai di sé ma solo della comunità. Eugenia amava ascoltare arie d’opera italiane da un vecchio registratore a nastro, in particolare quelle cantate dal defunto marito Genaro. La popolazione la venerava, come fu chiaro durante una serata “asado al palo” (grigliata) che aveva organizzato come festa di benvenuto per me. Ballammo la “queca” intorno al fuoco fino a dopo la mezzanotte. La gente del posto amava vederci ballare. Gli altri suoi interessi principali erano la politica nazionale e mondiale, che seguiva attraverso il BBC World Service, e le scienze occulte. Era informatissima di occultismo, che si trattasse di carte dei tarocchi, di I Ching cinese, mitologia indiana, filosofia sufi o astrologia indiana Mapuche.

Era profondamente convinta che il carattere scientifico dell’astrologia sia radicato nella natura e che la luna possa influenzare la nostra vita e definire chi siamo. Nutriva forti dubbi sulla capacità dell’astrologia di predire il futuro. Ma probabilmente erano meno forti di quanto sosteneva. Vedeva le nostre vite come il risultato di un conflitto tra il libero arbitrio e la predestinazione, che la si voglia chiamare sorte preordinata, volontà divina o destino. Si tratto’ di destino o volontà – le chiesi – quando, arrivata a Cisnes, decise di stabilirvisi per fondare una città? Non ne era sicura. Si sentiva circondata da fenomeni che non riusciamo a vedere. L’astrologia poteva contribuire ad attirare la nostra attenzione su alcuni di loro. Ma non credeva che spettasse a noi penetrare troppo il mistero della vita scritto al momento della nostra nascita. Forse venire a Cisnes era il suo destino, rispose, ma la creazione di una città e di una comunità era stata frutto della sua volontà.

In parziale contraddizione con il suo rifiuto del ruolo predittivo dell’astrologia, Eugenia si considerava un’astrologa politica. Studiava le costellazioni per predire il futuro dei principali ed emergenti politici cileni. Era l’astrologa ufficiale di Pinochet. Monitorava le sue azioni da quando aveva preso il controllo dell’esercito cileno e in seguito quando era divenuto presidente; su sua richiesta lo informava circa le probabili conseguenze di eventuali decisioni politiche. E continuò fino al referendum disposto da Pinochet per ottenere l’approvazione pubblica e dissipare così qualsiasi critica occidentale contro il suo status di presidente non eletto. Ma in quell’occasione Pinochet non consultò Eugenia prima di fissare la data del referendum. Le disse che i suoi collaboratori più vicini avevano testato in maniera informale l’opinione pubblica e calcolato l’esistenza di una maggioranza a suo favore. Ma se questa valutazione si fosse rivelata sbagliata, cosa avrebbe dovuto fare? – le chiese. “Cambia la data!”, rispose Eugenia. Ma Pinochet sentiva di non poterlo fare perché non poteva trovare una giustificazione plausibile. E così il 54% dei voti fu contro di lui, costringendolo a dimettersi e a tornare al comando dell’esercito.

Prima che lasciassi Cisnes, visitammo le terme di Puyuhuapi tra cui una chiamata “alcaldesa” in suo onore, e nuotammo insieme nella “sua” piscina d’acqua termale. Mentre galleggiava sulla schiena, Eugenia non pensava alla lotta interna – usando le parole di suo figlio Stanislao – tra la sua ribellione contro il suo progressivo invecchiamento e la sensazione dell’imminente eterno riposo.

Il suo ultimo progetto è rimasto incompiuto: la creazione di un centro internazionale per la protezione e la ricerca in materia di ambiente, flora e fauna sull’isola di Maddalena, non lontana da Puerto Cisnes. Lo aveva chiamato “Patagonia 2000”. Agire per la tutela dell’ambiente circostante si era rivelato per lei più difficile che creare una nuova città da zero. Cercò di avvertire i suoi concittadini circa le conseguenze di un progresso incontrollato e il rischio che lo sviluppo potesse essere accompagnato da una distruzione ambientale. “La tragedia sociale – disse – è direttamente connessa con l’avidità di coloro i quali esercitano il loro potere senza curarsi delle esigenze della gente comune”.

Salutandoci prima della mia partenza mi disse “Sono contenta che sei venuto. Sei un vero Pirzio-Biroli. Farai cose migliori di quanto immagini”. Con mia grande sorpresa, previde una fase artistica della mia vita. Probabilmente si riferiva a questo museo perché non ho doti artistiche.

È morta all’età di 96 anni. Durante l’elogio funebre presso il cimitero di Cisnes, un ex sindaco della città disse che Donna Eugenia aveva dimostrato come fosse ancora possibile esercitare cariche pubbliche senza guardare in faccia a nessuno e senza chiedere nulla in cambio.

Corrado Pirzio Biroli